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Di visioni è il prodotto dell’intersezione tra saperi e media diversi, associati in un prodotto espositivo assolutamente peculiare.

 

I lavori grafici e poetici si presentano come catene interoggettive a loro volta associati ed associabili secondo derivanti dai diversi media, ognuno con la propria peculiarità ed il proprio portato semantico, crudamente associati secondo criteri sommativi.

La rinunzia a qualsivoglia espediente costruttivo è da leggersi secondo una precisa volontà: sotto ogni immagine, ogni procedura di visione, come  di produzione di artefatti visuali sono sottesi uno o più sistemi di visione, principi ordinatori fortemente legati alle tecniche ed alle tecnologie. Per ogni medium e per ogni periodo storico la struttura cambia, conservando una parte di se per uno scontro con quelle a venire.

Fotografia, grafica, tavola anatomica, sguardo autoptico messi fianco a fianco, con parificato statuto estetico.

Il senso dell'operazione sta tutto nell'intersezione, la linea di demarcazione presente in tutte le opere esposte.

Il tutto viene sempre completato dal medium che ha elaborato tutti i canoni storici della raffigurazione: la pittura. Una pittura il più possibile materica e priva di tratto. Una pittura che è memoria gestuale.

 

Da queste opere emerge fortemente la struttura, la grana e la clinica: un'iconografia minima attraverso la quale attuare una riterritorializzazione senza sosta, una produzione ordinata estemporaneamente dai soli valori numerici (#1,2,3...) e continuamente riattualizzabile.

 

Forse opere non finite, mediate eppure intenzionalmente precarie, basate su strutture che sembrano rivendicare una loro autonomia rispetto alla compiutezza dell'insieme. Non finite per un desiderio di elaborazione ulteriore che ne è insito.

Ogni opera è un insieme di sistemi parziali che interagiscono: non solo per una effettiva compresenza storica (opere presentificate l'una di fianco all'altra) ma per una sorta di organica ed instabile reciprocità.

 

Inoltre fanno parte del percorso espositivo una serie di “opere bianche”, risultato di un calcolato lavoro di ricerca sulle possibilità della materia: le opere sono caratterizzate da una densa discesa ad un livello primigenio di rappresentazione, che sfuma nella terza dimensione.

Il risultato di queste elaborazioni/manipolazioni sub-stanziali è una “grafica materica” che si spinge in direzione di una “scoperta” di unità primordiali del tutto libera da quegli elementi che richiamino, anche solo vagamente, a forme smascherabili. Questo processo di lenta deposizione della sostanza porta ad una sorta di minimalismo post-litteram, di stampo geologico, da cui l’approdo a monocromi con minimi scarti e minime fratture, accidenti floreali e cartografici insieme.

 

Venti opere grafiche finite in pittura a smalto bianco, formato A3, supportate su pannello di forex 0,5 cm di spessore,  tirate I/III.

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Sei poesie visuali, formato A5, supportate su pannello di forex 0,3 cm di spessore,  tirate I/III.

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4 opere grafiche finite in pittura a smalto bianco, carboncino e pastello, formato A3 ed A5, supportate su pannello di forex 0,5 cm di spessore,  tirate I/III

 di: petlifeserver_ a 23:43 | link | commenti |

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 di: petlifeserver_ a 22:10 | link | commenti |

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Ora non riesco proprio a fare finta di niente:

1.  Cari tutti (dottorandi, dottorati, post-doc, assegnisti),
il piano di desertificazione culturale - perché di questo, al suo fondo, si tratta - 
messo in atto dal governo, chiaramente "ideologico" proprio nel suo presentarsi in
un'asettica veste "tecnica" (una legge finanziaria), richiede da parte nostra la massima
attenzione. In quanto soggetti meno rappresentati e privi di qualsiasi forma di
organizzazione orizzontale - al punto che risulta difficile, per quanto ci riguarda,
l'utilizzo stesso del termine "soggetto" - e quindi come "folla" - generica e senza
"categoria" - sulla quale gli effetti della legge 133 saranno tra i più immediati e
devastanti in termini di progetti di vita e di lavoro (su chi si schianterà, se non su di
noi, il blocco del turn over?), credo sia importante per tutti i dottorandi, dottorati,
post-doc, assegnisti e contrattisti vari della nostra facoltà (e dell'intero ateneo)
presentarsi compatti alle mobilitazioni dei prossimi giorni e cercare di ricavare da ciò
che sta accadendo un'occasione per così dire "costituente". [...]

Si è trattato certo di un piccolo passo, ma in ogni caso importante per una presa di visibilità da parte di quella "zona grigia" composta da persone che a vario titolo e in misura diversa contribuiscono
di fatto e in maniera consistente a "fare" l'università così come la conosciamo. Per non lasciar cadere nel vuoto questo barlume di organizzazione propongo come secondo passo quanto meno di costituire una mailing list (da allargare progressivamente) per tenerci reciprocamente informati sui prossimi appuntamenti, coordinamenti e assemblee che si terranno nel nostro ateneo e per iniziare a far circolare idee e proposte su come partecipare alle manifestazioni del 7 e del 14 novembre (a Salerno la prima, a Roma la seconda) alle quali, per chi non lo sapesse, la Facoltà ha espressamente aderito,
decretando per quei giorni non tanto un formale blocco della didattica quanto un invito ufficiale alla partecipazione (questo il link al documento prodotto dal consiglio). Mi permetto infine di inoltrarvi, a mo' di spunto, i link ai documenti redatti dall'associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (ADI) e dall'associazione dottorandi e ricercatori precari di Napoli in merito alla mobilitazione contro la legge
133:
http://napoli.indymedia.org/node/5707
http://www.dottorato.it/index.php?option=com_content&task=view&id=167&Itemid=1
saluti a tutti
Stefano Perna

2.  **Lettera a un poliziotto<
*
Caro agente,
quando domani i tuoi capi ti inviteranno a sgomberare l'Università in cui è iscritta tua figlia, o tuo figlio, per un attimo chiudi gli occhi, prima di alzare il manganello e iniziare la repressione.
Guardali, i tuoi figli, barcamenarsi tra un presente incerto e precario e la pura bellezza dei loro sogni, mentre studiano, lavorano e si sacrificano in strutture fatiscenti, con poca qualità e mezzi ancor inferiori, per costruirsi il loro futuro. Pensa, caro poliziotto, a quanti sacrifici, quante notti di lavoro, quali
rischi e quanta fatica hai affrontato tu, per permettere loro una vita
migliore.
E pensa, caro poliziotto, per un attimo solo, alle ragioni della loro generazione: vittima della precarietà lavorativa, e quindi economica ed esistenziale. Pensa a come la scuola e l'università siano l'unico mezzo, per chi non ha soldi e santi in Paradiso, per garantire, come hai fatto/stai facendo tu, una possibilità di futuro più dignitoso ai propri figli.
Pensa, fratello agente, a come qualcuno ti sta usando e strumentalizzando, per sostenere altre ragioni. Quelle di una scuola di serie A in mano aiprivati, che potranno permettersela, e una scuola di serie B, per tutti i poveri cristi che lavorano dalla mattina alla sera e che avranno come figli altri poveri cristi che lavoreranno dalla mattina alla sera senza potersi costruire nulla di diverso.
Non ti chiedo caro poliziotto di venire meno agli ordini che ti daranno.
Non puoi.
Ma quando tornerai a casa la sera, dopo aver compiuto il tuo crudele dovere, guarda negli occhi tua figlia, tuo figlio. E con tutto il coraggio che hai dimostrato nel corso della tua vita onesta, sussura loro  poche parole: "Scusatemi, sono con voi"
--
Mario Tirino

 di: petlifeserver_ a 22:07 | link | commenti (11) |

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Oggi è nata Futura_
 
http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=548809&KeyW=
 

Vedere digitale, nuova frontiera

Appunti per un'estetica dell'immagine-movimento sul web
di Pasquale Napolitano

Come cambia il nostro modo di vedere, come cambiano i nostri criteri di giudizio estetico davanti allo schermo del pc? Come, cioè può evolversi il nostro sguardo alle prese con l'universo dei media digitali?
Con le parole di Mario Costa, acuto studioso dell'estetica digitale, in luogo della "forma", categoria forte dell'estetica tradizionale, subentrano il "flusso" e l' "evento":
una versione digitale di quella "liquidità" più volte individuata da Zigmut Bauman come caratteristica della società contemporanea. Con la proliferazione degli schermi, infatti, si attiva una sorta di frammentazione dello sguardo e si completa quel processo di destrutturazione delle forme classiche di spettacolo. Questa metafora del flusso allora diviene una vera e propria forma simbolica della visione digitale, una sorta di paradigma che scandisce le contemporanee forma di visualità.

 di: petlifeserver_ a 17:06 | link | commenti |

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http://www.kiberpipa.org/haip/?p=37

In the era of digital technologies, we can discuss acoustic or musical factors of an image in ways other than metaphorical. New kinds of connections are emerging. It is now possible to create interactions, driven by mathematical rules, between audible and visible media in a way that erodes the barrier between the two fields of sound and image. The Sound Barrier is the indistinguishable point where image becomes sound and sound becomes image. In this perspective, the need for a “reinvention” (Rosalind Krauss) of the video medium is central. This constant and militant re-mediation context is where our analytical artefact based on the Andy Warhol Empire tape finds its basis. The long film of the American artist is peculiar: it shows time – not the chronological time, but the enduring time, theorized by Bergson (a peculiarity noticeable in many other Warhol pieces as well as in other video artists that are referred to as the New American Cinema). During the eight hours of the film, Warhol never moves the fixed eye away from the skyscraper; such a way of proceeding means that the scanning of time is entrusted to the shake, flow and flicker of the film on the recording head. As in other works of that period, all the channel distortions become the incarnation of sense, that is to say, an ante litteram glitch. In mcluhanian terms: the medium is the message. The core of the project is: to try to map and sonorize these movements, vibrations and distortions of the film.

http://www.kiberpipa.org/haip/?page_id=16

3rd International Multimedia Festival of Open Technologies HAIP 08. It will be on November 3rd 2008 in Kiberpipa at 6 Kersnikova Street in Ljubljana:

- At 19.00: opening of the exhibition at Gallery Vžigalica (the exhibition will last until November 9th). The following projects will be presented:

ALEX DAVIES/TIME´S UP/ The Black Box Sessions
TANJA VUJINOVIĆ/Amjumix
ROCH FOROWICZ/ Interception
ROSA MENKMAN/ Radio Dada
ROBERTINA ŠEBJANIČ IN LUKA FRELIH/ Pufination
PASQUALE NAPOLITANO/ SoundBarrier
MICHELE SPANGHERO/ A Short-Lived Fault in the System
DARIJ KREUH IN JANEZ JANŠA/Brainscore
JANEZ JANŠA/Brainloop

- At 21.00 at Kiberpipa: opening performance ofTHE PIRATE BAY IN Piratbyrån: s23x - Ollibolli

- At 21.00 in Caffe Metropol and Kiberpipa the second exhibition opening will take place (the exhibition will last until November 9th). The following projects will be presented:

ANDERS CARLSSON aka Goto80/ HT Gold
LUKA PRINČIČ/ lucid unreason
KRUNO JOŠT & RICARDO PALMERI/ Culture Robot
MAJA SMREKAR/ System Cassio:pia
INGO LEINDECKER AND DORIS PRLIĆ IN COLLABORATION WITH MARIOM KISHALMI/RADIO FRO 105,0 MHz/ Out of Demand

 di: petlifeserver_ a 21:34 | link | commenti |

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http://independentsbiennial.org/2008events/events-date/347-interchange

 di: petlifeserver_ a 21:41 | link | commenti |

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http://www.componibile62.org/gallery/pnapolitano/index.html

 di: petlifeserver_ a 20:38 | link | commenti |

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 di: petlifeserver_ a 23:45 | link | commenti |

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Fakta|Framedada will be there: Martedì 8 Ottobre, ore 12.00

 di: petlifeserver_ a 18:44 | link | commenti (3) |

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LAURINO - Museo delle Case Private  

 

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 di: petlifeserver_ a 22:28 | link | commenti |